
La lingua italiana è studiata e molto apprezzata in Giappone, esistono infatti diverse università che
offrono la possibilità a studentesse e studenti di frequentare corsi che li avvicinano alla lingua di
Dante per scoprirne la ricchezza culturale.
Durante una mattinata di fine luglio abbiamo avuto il piacere di partecipare ad una lezione di
italiano presso Aichi Prefectural University, nella classe coordinata dall’insegnante Yuka Shibata, allo scopo di leggere,
approfondire e tradurre alcune pagine del libro illustrato “L’uomo che vendeva il tempo”.
Le parole di Vettore hanno accompagnato l’intera classe all’interno del Grande Negozio Temperia.
Attraverso le illustrazioni del libro, studenti e studentesse si sono ritrovati davanti al bancone dove
attende il protagonista dell’opera. A quel punto, però, la lettura in giapponese si è interrotta per
lasciare spazio alle parole in italiano.
Divisi in piccoli gruppi, i partecipanti hanno iniziato a confrontarsi sulla scelta dei termini, sulla
costruzione delle frasi e sulle sfumature dei significati. Per più do un’ora gli studenti hanno
assunto il ruolo di traduttori del libro, cercando non solo la soluzione linguisticamente più
corretta, ma anche quella più adatta ai lettori ai quali il testo è destinato.
Parola dopo parola, ogni gruppo ha elaborato la propria proposta di traduzione. È stato un lavoro
fatto di confronti, intuizioni e scelte condivise, nel quale il contributo di ciascuno ha trovato spazio
all’interno di un risultato finale.
Al termine del lavoro la lettura della storia è proseguita nuovamente in giapponese, con le voci
degli stessi studenti che avevano appena lavorato sulle pagine italiane.
In tutti i momenti della giornata durante i quali ci confrontiamo con gli altri, scegliamo e
soppesiamo ogni parola. Pensare tuttavia che quella parola verrà scritta e rimarrà per sempre
stampata su una pagina, determina un peso maggiore. Ogni termine richiede attenzione, ogni
frase invita a una riflessione più profonda. In quel momento si apre un dialogo intimo con noi
stessi, prima ancora che con i futuri lettori.
L’occasione di poter essere assieme a studenti dell’ultimo anno di questa università ci ha spinti ad
affrontare infine un tema d’attualità: tradurre con l’intelligenza artificiale. Abbiamo mostrato
all’aula il risultato della traduzione elaborata dall’IA e curiosi l’abbiamo confrontata con le pagine
appena tradotte dagli studenti. È stato sufficiente notare l’impostazione dei paragrafi, oltre che la
scelta delle parole, per comprendere facilmente che le ore trascorse assieme non solo sono
riuscite ad ampliare le relazioni umane, ma hanno altresì prodotto una traduzione che ci è apparsa
sensibilmente più ricca, più attenta alle sfumature e più vicina al pubblico di riferimento rispetto a
quella generata dall’intelligenza artificiale.


